I
CERVIDI: LA NOBILTA' DEL BOSCO
Diffusi
ma schivi, gli ungulati – animali dotati di zoccoli e di corna caduche
– si muovono soprattutto di notte e passano inosservati alla maggior parte
dei frequentatori del bosco, pur lasciando tracce ben riconoscibili della
loro presenza. Nell’immaginario rappresentano l’aristocrazia dei nostri
boschi: sono il cervo e il capriolo, classificati nella famiglia dei cervidi.

Di
bocca buona
Un
branco di cervi passa oltre il 60% del tempo tra alimentazione diretta,
sosta per la ruminazione e ricerca del cibo. Un cervo adulto può mangiare
10-15 kg di vegetali al giorno, soprattutto graminacee nei prati e rovi,
lamponi e ginestre ai margini del bosco. Quando si concentra sulle piantagioni
dell’uomo, soprattutto patate, cereali o alberi da frutto, o su essenze
forestali di pregio, allora può causare seri danni tramite il brucamento
dei germogli e lo scortecciamento. A differenza del cervo, il capriolo
privilegia la qualità sulla quantità: a causa delle dimensioni ridotte
dello stomaco predilige alimenti a elevato contenuto energetico. Passa
da una dieta invernale incentrata soprattutto su vegetali semi-legnosi
(rovo, lampone, edera) a una primaverile integrata da piante legnose ed
erbacee e, in misura minore, da frutti del bosco (ghiande, faggiole, funghi).
Per un ambiente migliore L’ambiente preferito da questi ungulati è quello
dei boschi su suolo calcareo e inframmezzati da radure, colture, prati,
pascoli dove essi possono sfruttare il riparo della foresta durante il
giorno per poi uscire al tramonto e all’alba ad alimentarsi nelle aree
aperte. Tutte le azioni volte a incrementare le aree aperte e che interrompono
la continuità del bosco portano all’aumento delle popolazioni di cervo
e capriolo. Oltre a conservare e ampliare radure e prati, è buona norma
anche la coltivazione ben dispersa nel territorio di appezzamenti a foraggio
appositamente destinati alla loro alimentazione invernale oppure il taglio
regolare del bosco ceduo, in modo da fornire continuamente un rinnovo
di polloni freschi e appetiti.

Sua
maestà il cervo
Il
cervo, gloria della tradizione venatoria, ha un nome per ogni età. Dalla
nascita fino al compimento del primo anno, i piccoli del cervo si dicono
cerbiatti, poi fino ai 2 anni si chiamano fusoni, i maschi, e sottili,
le femmine. Il maschio adulto si dice palcuto, mentre una vecchia femmina
sterile si chiama zucca. Il cervo è un animale sociale con branchi formati
da femmine adulte con il proprio cerbiatto dell’anno e quello dell’anno
precedente. Verso i due anni, il piccolo si stacca dalla madre per riunirsi
in branchi con elementi dello stesso sesso. Solo nel periodo degli amori
maschio e femmina si avvicinano. Il comportamento sociale porta a una
distribuzione disomogenea dei cervi sul territorio, con aree di forte
concentrazione dove si possono riscontrare anche i danni più evidenti.
I gruppi di femmine sono guidati da una cerva capobranco, mentre i maschi
diventano territoriali nel periodo degli amori. Un maschio raggiunge il
massimo sviluppo corporeo intorno agli 8-10 anni di età, con un’altezza
al garrese di 110-130 cm, la femmina dopo 4- 5 anni può raggiungere i
100- 120 cm. Solo i maschi portano le corna, che cadono tutti gli anni;
fino a 8-12 anni di età i palchi ricrescono sempre più voluminosi. Comunemente
si pensa che il numero delle ramificazioni dei palchi corrisponda alla
loro età (un “ramo” in più ogni anno), ma ciò non risulta essere corretto.

Il
capriolo: piccolo è bello
Come
nel cervo, soprattutto le femmine del capriolo mostrano un comportamento
sociale, con branchi costituiti anche dai giovani dell’anno. Il maschio
è più riservato e – da febbraio a settembre – difende un territorio di
superficie variabile tra i 30 e i 60 ettari impedendo l’accesso ad altri
individui dello stesso sesso. In inverno diventa meno territoriale e si
assiste alla formazione di gruppi, anche numerosi, di sessi misti. Il
capriolo raggiunge il massimo sviluppo del corpo dopo 2-3 anni, con una
lunghezza di 100-130 cm e un’altezza al garrese di 60-80 cm. Le sue modalità
di riproduzione sono molto particolari: all’accoppiamento, che avviene
tra metà luglio e metà agosto, segue sì la fecondazione ma lo sviluppo
dell’embrione appena formato si blocca in modo fisiologico e riprende
solo a dicembre (gestazione differita); il parto avviene quindi nei mesi
di maggio-giugno. Solo i maschi hanno le corna, costituite da un’asta
con tre punte chiamate oculare, vertice e stocco. La ricrescita avviene
tutti gli anni nell’arco di 2-3 mesi con uno sviluppo, come per il cervo,
strettamente legato al ciclo sessuale. I principali problemi per il capriolo
sono dovuti agli investimenti da veicoli, al disturbo provocato da cani
vaganti – che possono sia predarli sia spingerli verso le vie di traffico
– e all’innevamento persistente che, limitandone le possibilità di pascolo,
ne causa il progressivo indebolimento fisico.

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