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Progetto cofinanziato dall'Unione Europea



Consorzio Forestale Lario Intelvese

I BOSCHI DI CONFIFERE: UN MONDO A PARTE

Percorrendo la Valle d’Intelvi è facile notare gli estesi boschi di conifere che caratterizzano porzioni dei territori comunali di Pellio Intelvi, San Fedele d’Intelvi e i versanti lacustri dei comuni di Sala Comacina, Cernobbio e Colonno.

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Questi boschi, costituiti principalmente da abete rosso e, in misura minore, da larice, pino nero, pino silvestre e abete bianco, sono per la maggior parte derivati da piantumazioni del passato. Questo tipo di impianti si riconosce con facilità grazie alla regolarità di piantagione, ben evidente se si osserva il bosco dal suo interno.

Un paesaggio ricercato

Gli impianti di resinose furono realizzati con l’obiettivo di produrre legname a rapido accrescimento conbassi costi, ma le scarse cure colturali prestate e le mutate condizioni economiche del settore del legno ne hanno abbassato il valore al punto di renderne il taglio antieconomico. Per questi motivi oggi la funzione principale dei boschi di resinose è di tipo paesaggistico e ricreativo, per le numerose persone che li frequentano per svago e relax, attirate dal loro aspetto tipicamente alpino.

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Amanti delle aghifoglie

Per molti uccelli la fitta vegetazione delle aghifoglie rappresenta un ideale luogo dove nidificare. I boschi di conifere sono tipicamente abitati da molti fringillidi – come fringuello, verdone, crociere, ciuffolotto – dai forti becchi adattati a una dieta granivora, ma anche da diverse specie di cince; quelle particolarmente legate alle resinose sono la cincia mora e la cincia dal ciuffo.

I nemici delle resinose

L’abbandono delle coltivazioni di resinose, unito alla piantumazione in aree estranee alla loro distribuzione naturale, ha facilitato gli attacchi da parte di agenti patogeni e una maggiore sensibilità di queste piante alle avversità fisiche (eventi atmosferici intensi, incendi, frane). Le avversità principali che stanno interessando gli impianti di resinose sono generate da funghi e insetti. Tra i funghi i più diffusi sono l’Armillaria sp., facilmente riconoscibile per la produzione dei noti “chiodini” alla base delle piante, e Heterobasidion annosum, il “mal del rotondo”, caratterizzato dalla produzione dei vistosi corpi fruttiferi biancastri sulla corteccia degli abeti rossi.

Tra gli insetti dannosi per gli abeti rossi e il larice, il più diffuso e aggressivo nella Valle d’Intelvi è il bostrico (Ips typographus), che vive e si riproduce scavando gallerie sotto la corteccia. Lungo 4–5 mm, attacca soprattutto esemplari già indeboliti da altri fattori esterni, quali la siccità o la defogliazione, oppure piante abbattute da eventi atmosferici violenti (venti, neve ecc.) provocando danni notevoli che possono portare alla morte delle piante stesse. Una caratteristica del bostrico deleteria dal punto di vista della difesa è che questo insettino riesce a muoversi per grandi distanze in volo, parassitando di conseguenza anche boschi di conifere lontani tra loro. Per limitare la diffusione di questo insetto patogeno, nel corso degli ultimi anni l’Ersaf della Regione Lombardia e la Comunità Montana, con il supporto del Consorzio Forestale Lario Intelvese, hanno intrapreso una serie di interventi coordinati di lotta fitosanitaria.

scarica l'immagine con l'itinerario delle conifere




 

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