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LE PRATERIE ARIDE: SOTTO SCACCO

Dette anche prati magri, le praterie aride rappresentano uno degli habitat con maggiori problemi di conservazione e più ricchi di specie della fascia prealpina. Sono caratterizzate da suoli sottili e, a causa del substrato calcareo su cui si sono formati, molto drenati, da cui l’aggettivo “arido”. Sono originate dalle attività agricole tradizionali, in particolare dal pascolo estensivo o dallo sfalcio periodico senza successiva concimazione (da cui l’aggettivo “magro”).

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Ricchezza celata

I prati magri si differenziano da quelli da foraggio, coltivati per fini maggiormente produttivi, anche per l’enorme ricchezza floristica: oltre 50 specie vegetali ogni 100 m2, in media 3-5 volte di più dei prati da foraggio. Le specie dominanti in questi ecosistemi sono soprattutto: graminacee come Bromus erectus; carici come Carex humilis; piccole rosacee come Potentilla ssp., ma è importante la presenza di specie rare o minacciate in tutto il loro areale di distribuzione e in particolare in sede prealpina, quali un gran numero di Orchidacee, Genzianacee, Liliacee, Composite.

Elegante opportunista

Tra gli insetti, pur non essendo specie rara o endemica, la mantide religiosa merita protezione per il ruolo ecologico di predatore al vertice della catena alimentare che assume nel microambiente delle praterie aride. Diviene adulta in tarda estate, in concomitanza con l’ultima muta delle cavallette delle quali si ciba. È tipicamente legata ai prati aridi, dove si osserva con due fasi di colore, una verde brillante e un’altra di colore paglierino. Frenare la regressione A causa dell’abbandono dell’agricoltura in montagna, l’ambiente dei prati magri appare oggi in continua regressione, invaso dal bosco in avanzamento. Sarebbe auspicabile il mantenimento delle praterie aride, da attuarsi con lo sfalcio regolare o con la ripresa del pascolo, che comporterà anche la conservazione di quegli elementi di flora e fauna invertebrata peculiari e strettamente legati all’ecosistema.

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