Progetto Interreg IIIA Italia Svizzera 2000/2006
“Parco dei Magistri Comacini delle Valli e dei Laghi Intelvesi
Campionesi e Ticinesi”
5. Il Carnevale di Schignano
Occasione
festiva tra le più complesse come origine e significati, il Carnevale sviluppa
nelle varie regioni e città italiane caratteristiche del tutto peculiari anche
se riconducibili a concezioni di base assai simili. Alcuni centri, per speciali
condizioni geografiche, storiche e socio-economiche, hanno fatto del Carnevale
un momento insostituibile della vita della comunità, in cui il rovesciamento
temporaneo delle abituali consuetudini e l’allegria scatenata acuiscono invece
di alleviare, al ritorno alla normalità, la coscienza delle tensioni e delle
situazioni di disagio sociale. Cosi è, secondo le vive testimonianze degli
anziani, a Schignano dove il Carnevale era fino a qualche decennio fa anche il
triste segnale che dava il via alle partenze degli uomini che emigravano
all’estero in cerca di lavoro. Alla fine della festa, i campanacci acceleravano
i loro rintocchi, che da festosi divenivano frenetici e ossessivi, i «belli»
capovolgevano la maschera portando davanti agli occhi l’apertura destinata alla
bocca e l’atmosfera generale diventava subito quella dolorosa della
separazione, della partenza, della fatica e dell’ignoto da affrontare
abbandonando il porto sicuro della famiglia, degli amici, del proprio paese.
Proprio in ciò il Carnevale di Schignano afferma la propria spiccata
individualità e, d’altra parte, la capacità di una festa antica come le
celebrazioni carnevalesche, di farsi interprete di epoca in epoca degli umori
della società. Schignano
emerge per la intima coerenza, la vitalità e la bellezza delle
manifestazioni in cui si riflette
l’immagine di una comunità nello stesso tempo gelosa delle proprie tradizioni e
della propria identità, e aperta al nuovo e al confronto, e in cui si ritrovano
echi di molti carnevali europei e di antichissime feste precristiane connesse
con il passaggio di stagione (inverno/primavera) e l’inizio di un nuovo ciclo
produttivo della terra.
A Schignano,
i «belli» hanno
maschere lisce, costume e copricapo coloratissimi e ornati di nastri e nappe; i
«brutti» hanno maschere grottesche, un costume semplice e rozzamente imbottito di paglia o foglie secche, spesso copricapi cornuti e pelli avvolte al corpo. Ogni epoca ha lasciato il suo segno, e ogni epoca
ha usato con intendimenti propri il vecchio linguaggio della maschera,
della musica, del canto, del fracasso, della burla; cosi i «belli» e i «brutti» oggi simboleggiano anche la lotta e la contrapposizione perenne tra ricchi e poveri, tra potenti e oppressi, e la libertà di comportamento del carnevale assume i toni
della satira sociale popolaresca.
I campanacci e i sonagli che ornano i costumi erano destinati sia a
scacciare col rumore ogni influsso cattivo dalla terra, dagli animali, dagli umani, sia probabilmente a
risvegliare la Madre Terra addormentata e a scuotere la forza vitale della
natura dal suo letargo invernale. Come l’inverno doveva morire per lasciare il posto a
una nuova primavera e a una nuova stagione delle messi, così in ogni epoca il
Carnevale esprime il desiderio della cacciata del male, della tristezza,
della miseria, a vantaggio della gioia e dell’abbondanza; L’idea era già presente
nei Saturnali, che nell’antica Roma si celebravano al solstizio d’inverno; il re dei
Saturnali, re sfrenato della gozzoviglia, veniva poi immolato a significare la
soppressione del male e l’invocazione di fertilità
per tutta l’annata. Oggi si brucia un
pupazzo, spesso in forma di Vecchia, a Schignano in forma di «brutto» imbottito di
paglia e foglie di granoturco e chiamato Carlisèpp.
I Sapör (dal francese sapeur, zappatore) che aprono
il corteo di
Schignano sono coperti di pelli di pecora, con copricapo conico di pelo, gambali di
canapa, barba e baffi di stoppa. Volto annerito dalla fuliggine, borraccia al
collo, ascia sulla spalla, essi sono sia il simbolo del duro lavoro dell’uomo
nei campi sia l’immagine del mitico Antenato che insegnò agli uomini a lavorare la terra, facendoli passare dalla condizione di nomadi e
cacciatori a quella di sedentari e agricoltori.
Proprio i
personaggi orridi, mettono in luce il carattere ambivalente del Carnevale e con
ciò uno dei suoi lati più umani. L’allegria generale, a Schignano, è costellata
di riferimenti alla durezza della vita: i «brutti» spesso portano una malconcia valigia di fibra,
simbolo delle fatiche fisiche e morali dell’emigrante, la «ciocia», la vecchia
moglie lamentosa e nello stesso tempo importuna e indisponente, rappresenta non solo la
condizione di sottomissione totale sebbene riluttante della donna in una
società diretta dagli uomini, ma anche la triste condizione di tutte le
creature che sono costrette dalla realtà del quotidiano a non uscire mai dalla
propria forzata inferiorità.
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